Forse prima di giungere ai suicidi in qualche modo evocati nel post precedente, converrebbe soffermarsi sul concetto di necessità verso opportunità.
La domanda che vi pongo è abbastanza diretta:
"Siete disposti a consumare di meno(1) per cercare di contribuire alla permanenza della nostra presuntuosa specie su questo pianeta(2)"
Note :
1) meno terra, meno energia, meno stipendio, meno acqua... non significa suicidarsi ma forse cogliere consapevolezza dei bisogni reali rispetto al cogliere indistintamente tutte le opportunità (vedi bimbo che alla festa si ingurgita la totalità dei mignon che riesce ad arraffare)
2) Eh, si miei cari. Sono un drago sentimentale, e lasciare la pietra azzurra al momento mi peserebbe....
Visualizzazione post con etichetta decrescita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decrescita. Mostra tutti i post
venerdì 1 aprile 2011
lunedì 28 marzo 2011
Decrescita felice
Chi l'ha detto che solo l'espansione possa rappresentare un modello positivo?
Viviamo in un mondo dove la prosperità viene misurata in incremento del PIL. Per chi non lo sapesse il PIL è quell'indicatore che cresce quando avviene un incidente stradale e si fanno riparare i danni ai veicoli e cala quando il principe sposa la sua cameriera e smette di pagargli lo stipendio. Scherzi a parte, il problema è di certo più ampio.
Non dobbiamo immaginare che la civiltà in cui viviamo sia l'unica esistente e che sia da sempre l'unica esistita o che automaticamente sia l'unica che continuerà, qualunque cosa accada, ad esistere. La storia dell'uomo è già colma di insuccessi e di civiltà che sono scomparse. Dalle più note a quelle studiate solo da storici ed addetti al settore.
Una delle principali cause della scomparsa delle civiltà umane è stata legata al sovra utilizzo delle risorse a disposizione. Per questo motivo, da ormai qualche anno sono un fautore del ripensamento dei nostri modelli "in particolare economici" affinché sia possibile cercare di evitare di essere causa della estinzione della civiltà cui appartengo.
I modi di ripensare i modelli di sviluppo possono essere tanti, spesso diversi sostanzialmente e talvolta persino in contraddizione, quello che però mi affascina di più, forse perché in controtendenza con il modo di fare di molti di quelli che mi circondano è il cosiddetto di "decrescita felice".
Ho scritto quello? Forse avrei dovuto parlare di "quel gruppo di modelli", perché poi anche in questa linea di pensiero le modalità e persino le finalità sono spesso diverse, ma probabilmente non è poi così importante. Quello che potremmo definire importante è il cosiddetto "punto di svolta".
Non ho la pretesa di esporre linee di pensiero la cui complessità supererebbe la mia capacità di sintesi per poterlo presentare in un solo post, ma vorrei che poteste riflettere su un concetto che sotto alcuni aspetti ha modificato assai la mia "filosofia di vita": meno è meglio!
In realtà in parecchi campi questo è già un sentire comune: dal controllo delle masse grasse (non sto facendo apologia dell'anoressia) alla preferenza accordata a piccoli gruppi per lo svolgimento di festicciole o alla dimensione del gruppo cui affidare il tentativo di risolvere problemi complessi.
Sostanzialmente mi limiterei ad entrare in argomento chiedendovi di riflettere sul numero di difficoltà cui vi piacerebbe imbattervi ogni mattino, dal conflitto per un parcheggio alla quantità di messaggi presenti sulla home della vostra email.
Il motto potrebbe essere semplificare, ma forse potremmo cominciare a definirlo come: ridurre!
Un Sorriso
P.S. So benissimo che esistono trattazioni sul web di argomenti analoghi, e non ho la pretesa di essere in proposito estremamente originale, ma la mia aspirazione sarebbe in proposito di mostrare dei punti di vista che magari meno stereotipati possano costituire stimolo ad una riflessione che in altri casi non sarebbe stata tentata....
Viviamo in un mondo dove la prosperità viene misurata in incremento del PIL. Per chi non lo sapesse il PIL è quell'indicatore che cresce quando avviene un incidente stradale e si fanno riparare i danni ai veicoli e cala quando il principe sposa la sua cameriera e smette di pagargli lo stipendio. Scherzi a parte, il problema è di certo più ampio.
Non dobbiamo immaginare che la civiltà in cui viviamo sia l'unica esistente e che sia da sempre l'unica esistita o che automaticamente sia l'unica che continuerà, qualunque cosa accada, ad esistere. La storia dell'uomo è già colma di insuccessi e di civiltà che sono scomparse. Dalle più note a quelle studiate solo da storici ed addetti al settore.
Una delle principali cause della scomparsa delle civiltà umane è stata legata al sovra utilizzo delle risorse a disposizione. Per questo motivo, da ormai qualche anno sono un fautore del ripensamento dei nostri modelli "in particolare economici" affinché sia possibile cercare di evitare di essere causa della estinzione della civiltà cui appartengo.
I modi di ripensare i modelli di sviluppo possono essere tanti, spesso diversi sostanzialmente e talvolta persino in contraddizione, quello che però mi affascina di più, forse perché in controtendenza con il modo di fare di molti di quelli che mi circondano è il cosiddetto di "decrescita felice".
Ho scritto quello? Forse avrei dovuto parlare di "quel gruppo di modelli", perché poi anche in questa linea di pensiero le modalità e persino le finalità sono spesso diverse, ma probabilmente non è poi così importante. Quello che potremmo definire importante è il cosiddetto "punto di svolta".
Non ho la pretesa di esporre linee di pensiero la cui complessità supererebbe la mia capacità di sintesi per poterlo presentare in un solo post, ma vorrei che poteste riflettere su un concetto che sotto alcuni aspetti ha modificato assai la mia "filosofia di vita": meno è meglio!
In realtà in parecchi campi questo è già un sentire comune: dal controllo delle masse grasse (non sto facendo apologia dell'anoressia) alla preferenza accordata a piccoli gruppi per lo svolgimento di festicciole o alla dimensione del gruppo cui affidare il tentativo di risolvere problemi complessi.
Sostanzialmente mi limiterei ad entrare in argomento chiedendovi di riflettere sul numero di difficoltà cui vi piacerebbe imbattervi ogni mattino, dal conflitto per un parcheggio alla quantità di messaggi presenti sulla home della vostra email.
Il motto potrebbe essere semplificare, ma forse potremmo cominciare a definirlo come: ridurre!
Un Sorriso
P.S. So benissimo che esistono trattazioni sul web di argomenti analoghi, e non ho la pretesa di essere in proposito estremamente originale, ma la mia aspirazione sarebbe in proposito di mostrare dei punti di vista che magari meno stereotipati possano costituire stimolo ad una riflessione che in altri casi non sarebbe stata tentata....
Iscriviti a:
Post (Atom)